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Il sopralluogo si fotografa e si racconta, il verbale arriva da sé.
Non una cartella di file: un luogo digitale che sa dov'è, com'è fatto e chi ci lavora. Ogni sopralluogo nasce dentro un cantiere ed erediti tutto quello che il cantiere già sa.
Nome, committente, indirizzo. Sono le righe che poi si ritrovano in prima pagina del verbale.
Le zone in cui il cantiere è diviso: piano, stanza, facciata. Si dichiarano una volta e valgono per tutti i giri.
Il disegno caricato, con le posizioni appuntate sopra. Una foto sa su quale punto della pianta è stata scattata.
Il cantiere è geolocalizzato: un giro chiuso si abbina da solo al cantiere giusto, senza che nessuno lo scelga.
I riquadri tratteggiati sono i posti per gli screenshot: si sostituiscono con le immagini vere.
Si cammina il cantiere con il telefono in una mano. Un tocco scatta e registra la voce per quella foto, un secondo tocco ferma. Niente moduli, niente campi: si guarda e si racconta.
La voce non è un memo a parte: appartiene alla fotografia davanti a cui è stata pronunciata.
Con i guanti e al sole nessuno digita. Si dettano le misure, le non conformità, chi va avvisato.
Le foto e le voci di una stessa cosa stanno insieme, e diventano un capitolo del verbale.
Tutto resta in coda sul telefono e si carica da solo quando la linea torna. Un seminterrato non fa perdere nulla.
Tre schermate del telefono, proporzioni 9:19,5. Le sostituisci con quelle vere.
Quello che si è visto, messo a verbale. Un documento A4 che si scarica in PDF o in Word, con le stesse pagine che si vedono a schermo: dove si spezza sul monitor, si spezza anche stampato.
Quello che si è dettato camminando si ritrova scritto, con le sue cifre.
L'ufficio rilegge e sistema nell'editor; il documento si rigenera senza perdere le correzioni.
Ogni salvataggio è una versione numerata e datata: due scarichi della stessa bozza danno lo stesso documento.
Proporzioni A4, 1:1,414. Ci vanno gli screenshot del PDF generato.
Quello che è stato detto camminando diventa un elenco di cose da fare, con un nome accanto e una scadenza. Non un documento da leggere: una bacheca che si muove.
Dal nome sentito durante il giro a un nome della rubrica dello studio, confermato dall'ufficio.
Ogni azione porta le fotografie del punto da cui nasce: si vede il problema, non solo la frase.
Niente email e niente password: il capo consegna un codice e il telefono apre «le mie azioni».
Chi ha fatto il lavoro lo segna dal proprio telefono, e in ufficio la colonna si muove da sola.
Più uno screenshot largo della bacheca a tre colonne, se serve.